Intervista a Exaltatio Diaboli

Questo per ED è il terzo EP. Prima di parlarne è meglio fare un recap: qual è l’idea di partenza di ED? Perché nasce e con quale messaggio?

Exaltatio Diaboli nasce a Londra nel 2013 dal bisogno e dall’urgenza di suonare black metal ortodosso e senza compromessi, ma sempre aperto a contaminazioni stilistiche ed estetiche. L’idea era quella di estremizzare a livello sia lirico che sonoro ciò che già stavamo mettendo in atto con le nostre due rispettive band. Ricordo bene che la scintilla fu la pubblicazione dell’EP degli A Monumental Black Statue “Alcoholic Tyrants” e proprio da lì nacque “The Adversarial Ascending Force”, una versione più acida, più militante e più estrema di “Alcoholic Tyrants”; utilizzai infatti anche lo stesso suono di chitarra e lo stesso approccio ferale nelle vocals. Il messaggio lunare dei testi si intrecciava con uno stile di vita alla deriva, al limite della povertà, in uno scenario urbano, tossico, privo di ogni tipo di dignità… Disumano.

Vexator e Nocturnal Fog

Come si è sviluppata la vostra evoluzione stilistica? Ci sono band che vi hanno ispirato? Sono cambiate lungo il vostro percorso?

Se guardo indietro vedo lavori con produzioni distinte, ma in realtà mi rendo conto che non siamo mai davvero cambiati; per farla semplice credo che ci troviamo ancora qui suonando “TAAF” e stiamo cercando di ridipingere al meglio le sue tante sfaccettature, i suoi spunti. Per giunta anche le nostre influenze sono ancora le stesse: la scena orthodox/religious dei primi anni 2000, la classica di Béla Bartók, Ligeti e Stockhausen, le dissonanze dei Dillinger Escape Plan, le atmosfere rarefatte dei Reverorum ib Malacht e degli Abruptum, la disperazione dei Joy Division, le rock hits dei Ghost, i riff epocali dei Maiden, la profondità religiosa di Hildegard of Bingen… Negli anni di “Alcoholic Tyrants” e “TAAF” ci ascoltavamo anche tantissimo rap, drill, trip-hop, sonorità che calzavano a pennello con il contesto decadente dell’East End londinese, poi i Massive Attack, Nine Inch Nails, Marilyn Manson, Richard Moult e quella che penso sia la mia più grande influenza: le colonne sonore di John Williams. Tutto questo in un modo o nell’altro confluisce nella cacofonia e nei silenzi degli Exaltatio Diaboli.

Come e in che condizioni registrate? Queste condizioni sono variate nel tempo? Come?

Questo è un discorso tediosamente articolato e trae origine da fattori in primo luogo pratici. È una modalità variabile che può cambiare da disco a disco e anche da chi eventualmente partecipa alle registrazioni. La costante per noi è quasi sempre stata il modus operandi compositivo dei pezzi, ma quasi mai la registrazione di essi.

Le vostre cover art presentano sempre stili diversi? Da dove nasce questa scelta? Ha una ragione artistica precisa?

Questo è perché ogni lavoro rappresenta un diverso lato del “carattere” di questa entità. Ci piace l’idea di non abituare l’ascoltatore ad un unico flusso di emozioni sempre uguali, abbracciamo e incentiviamo il cambiamento in ogni sua brusca manifestazione. Non avrebbe senso per noi soffermarci sulla stessa estetica, preferiamo sempre il trauma al nostalgismo, la trasformazione alla sicurezza della staticità.

Qual è il messaggio di The Ultimate End? Cosa dichiara?

Ho una lugubre interpretazione visiva di questo funebre EP che associo a colori plumbei, lo percepisco come un tributo figurativo alla metamorfosi che il mago conclude esanime attraversando la sfera di Venere, ma “The Ultimate End” è anche un’offerta alla transizione più importante nella Vita: “La Morte” e oggi è dei Morti che parliamo, spettri sepolcrali già evocati nel precedente “Monasticism” del defunto Gibur, EP purtroppo mai pubblicato per via di un disgraziato ban da parte di Bandcamp.

“Who can make war with the manifestation of the Numen as time and Death?”

Cosa è cambiato stilisticamente da Indomitus a The Ultimate End?

Differiscono perché Indomitus è lineare, classico, acustico, rozzo, melodico e rustico. “The Ultimate End” nasce proprio come quarto EP del mio progetto ora dissolto Gibur; “TUE” quindi suona freddo, industriale, marziale, dissonante. Fino all’ultimo sono stato insicuro sul se farlo uscire come EP del Gibur, solo alla fine mi sono convinto che poteva benissimo essere parte della nostra discografia e che per certi versi prosegua un discorso nato con l’album “Fluxion”; opus sperimentale che univa le sonorità di “Enantiodromia” a quelle di “Credo”.

Questo filo che collega Credo (2016), Enantiodromia, Fluxion e infine The Ultimate End attraversa ben 10 anni. Ti va di parlarcene?

Per quanto siano acqua della stessa fonte, questi lavori rispecchiano il contesto storico in cui sono nati: sono i figli delle visioni e dei sentimenti provati in quell’esatto momento. Oggi mi rendo conto che con “Credo” abbiamo costruito le basi più solide di Exaltatio Diaboli, mostrando davvero le nostre intenzioni stilistiche e, da lì in poi, in ognuno dei titoli da te citati ne abbiamo sviluppato i contenuti.

“Credo” contiene molti elementi di “Enantiodromia” ed è evidente che “Fluxion” ne sia il seguito, mentre “The Ultimate End” differisce abbastanza dagli altri, ma continua direttamente il discorso di “Fluxion”.

Guardando indietro, c’è qualcosa che fareste diversamente?

Tendo ad essere notevolmente critico nei confronti delle mie parti nella nostra musica, sono presenti tante cose che se potessi cambierei nei nostri lavori passati, dalla produzione a certi arrangiamenti; allo stesso momento penso che ogni lavoro artistico sia figlio del suo tempo. Credo che farei prima a scrivere che cosa non farei diversamente; allora io ti dico che non cambierei nulla in “Enantiodromia” che considero tutt’ora il nostro lavoro più riuscito e sicuramente il più estremo… Ad oggi lo ascolto ancora regolarmente.

Ci sono altri progetti a cui partecipate?

Sì, abbiamo entrambi un’altra band parallela. Nocturnal Fog suona nei suoi Mourning Soul, i quali stanno ultimando un full-length che sarà destinato a diventare un vero e proprio classico tra i miei ascolti futuri; ho avuto l’onore di presenziare durante le sessioni di batteria ed ho avuto l’occasione di ascoltare tutta la pre-produzione, quis splendor!

Io invece sono chitarrista nei già citati A Monumental Black Statue, perfido vessillo avernale d’Etruria con i quali abbiamo completato da pochi mesi le registrazioni di un progetto nato a fine 2024 intitolato “Aukêlos”, dall’etrusco “Aurora”, e che sarà il nostro settimo (contandoci “The Dreadful Ones”) full-length in 20 anni di attività ed estrema devozione.

Vexator & Rasna Henthu Macstrevc collective.

Ordo quattuor flammarum, pro te pugnamus!

Agios o Lucifer!

https://exaltatiodiaboli.bandcamp.com